Intervista rilasciata al quotidiano l’Indipendenza

Il diavolo e l’acqua santa.
La storia degli indipendenti nelle liste dei partiti è sempre un po’ così. Un bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, un tradimento o un rapporto libero, una incoerenza necessaria o un saggio compromesso.
“Certo è che a fare i filosofi non si va lontano”, dice Fabio Toffa.
Lui, poi, ha “l’aggravante” che non ha solo l’affisso indi… ma pure la desinenza …pendestista.
Indipendente nelle liste della Lega Nord a Brescia per le comunali, ma indipendentista, tessera dell’Unione Padana in tasca. Il “ma” non è casuale, perché di indipendenza nel Carroccio ne se vede poca poca.

Se ne vede pure poca, però, Toffa, in una alleanza come questa, che la vede in lista col partito alleato di Berlusconi. Come la giustifica?

“In un passo necessario, a Brescia, in queste amministrative, per non restare fuori dal gioco. Dobbiamo essere realisti, la politica si fa con i numeri…”.

Quindi con le alleanze?

“Certo, se serve, anche con le alleanze”.

Sullo stile che ha portato Maroni a vincere in Lombardia?

“Sì, anche. Ma questo non vuol dire essere uguali. Abbiamo siglato un’alleanza tra simili, con quelli che politicamente sono più vicini”.

Più vicini o lo sono stati?

“Dobbiamo ragionare in termini politici. I poteri forti, i media, schiacciano chi la pensa diversamente dal sistema bipolare, Pd o Pdl. Poi c’è Grillo, che ruba la scena… Insomma, da soli non si sarebbe andati lontano. Insieme….”

Lei vuole fare il “pungolo” della coalizione? Pensa di avere la forza per riuscirci?

“Io voglio mantenere vive le ragioni delle autonomie, dell’autodeterminazione. Poi mi accuseranno di aderire ad un programma dove si parla di strade, di lavori pubblici, di cose quotidiane. Certo, anche di questo si vive. Ma tra non avere nessuno che parla di Lombardia indipendente, di rispetto della municipalità, a partire dalla gestione dell’energia, delle risorse, dell’adesione a CoLor44, e avere il silenzio, cosa è meglio? Esserci o lasciare ad altri lo spazio?”.

Senta, Toffa, siete in coalizione con Pdl, Udc, Fratelli d’Italia, Partito Pensionati, due liste civiche… Che c’è di affine tra un indipendentista e questa somma di fattori? A sinistra non era possibile un accordo?

“Lei vuole dire che non possiamo a casa nostra riprodurre in piccolo il modello della Csu bavarese? Forse no, non abbiamo certo una coerenza comune identitaria, culturale, ma al momento è più facile dialogare con questa parte politica che a sinistra”.

In Europa si può essere indipendentisti anche a sinistra. In Italia ancora no?

“Ancora no. Troppo statalisti, troppo centralisti. In ogni caso, col centrodestra c’è un programma condiviso”.

Ma la parola indipendenza compare nel programma?

“No, non c’è”.

E questo non le crea disagio?

“C’è però nel mio programma. Creerà disagio agli alleati non prendere posizione quando chiederemo loro di esprimersi sulla Risoluzione 44, presentata dal Comitato Lombardo per la Risoluzione 44 (CoLoR44), che verrà quanto prima presentata al Consiglio Regionale. Ma anche Brescia deve esprimersi e dire con che tipo di Stato vuole essere amministrata”.

Quindi?

“Quindi, votata in Consiglio regionale la risoluzione, il governatore potrà aprire la strada per un referendum”.

Come in Veneto?

“Come in Veneto ma anche in Scozia e in Catalogna”.

Lei crede che gli alleati sosterrebbero la sua mozione sulla Risoluzione 44?

“Io scommetto di sì”.

Senta, lei parlava di municipalità. A che si riferiva, faccia un esempio, ci faccia capire…

“Sono stato per dieci anni consigliere di circoscrizione nella zona del termovalorizzatore, ha presente?”

E chi non ha presente… passando per Brescia?! Quindi?

“Quindi… i rifiuti vengono tutti conferiti lì, da lì parte il teleriscaldamento, tutto il ciclo è ottimizzato con risparmi inimmaginabili però… non ho capito perché ai bresciani, che sono virtuosi, devono essere applicate le tariffe su rifiuti e riscaldamento alla stregua dei comuni spreconi, dei cittadini che non differenziano, delle amministrazioni che non sanno gestire il ciclo dei rifiuti”.

Che vuol dire?

“Che devono abbassare le tariffe. Il costo dell’energia è diverso, perché occorre pagare come in altre città d’Italia? Qui entra in gioco a mio avviso la centralità della municipalità, che abbiamo perso dopo la fusione tra Asm e Aem. Una spa quotata in borsa fa i suoi affari, non quelli dei cittadini”.

Brescia, città industriale o post…

“Molto post. Io credo nel turismo, nella capacità di attrarre attenzione attraverso la cultura. E poi ritengo strategica l’alta velocità Milano-Brescia: mezz’ora di treno. Per chi vuole decentrare rispetto a Milano le proprie attività, e penso alle multinazionali, forse è più comodo raggiungere la nostra città che infilarsi nella tangenziale Cormano-Cinisello. O no?”.